ADV & ADS05.08.20267 min

Quanto budget serve davvero per la pubblicità online.

È la prima domanda che ci fanno e quasi sempre è posta male. Non esiste una cifra giusta: esiste una soglia sotto la quale i soldi si bruciano senza imparare niente.

Scritto da

Eddy Vialetto

GDVE Creative Agency

Ogni preventivo per una campagna pubblicitaria comincia allo stesso modo: quanto devo investire? È una domanda legittima, ma formulata così non ha risposta. È come chiedere quanto costa un’automobile senza dire se serve per andare al lavoro o per trasportare merce.

La cifra giusta dipende da tre cose che nessuno considera prima di aprire il portafoglio: quanto vale un cliente per te, quanto tempo passa fra il primo contatto e la vendita, e quanti dati ti servono per capire se una campagna funziona. Finché non hai queste tre risposte, qualsiasi budget è un numero preso a caso.

In questi anni, lavorando con ristoratori, aziende agricole, studi medici e artigiani fra Padova e il resto del Veneto, abbiamo visto bruciare più soldi con budget troppo bassi che con budget troppo alti. Sembra un paradosso e invece è aritmetica.

La soglia sotto la quale non impari niente

Una campagna pubblicitaria non è un rubinetto che apri e chiudi: è uno strumento di misura. Nelle prime settimane non stai comprando clienti, stai comprando informazioni. Quale messaggio funziona, a chi interessa davvero, quale immagine ferma il dito mentre scorre.

Per raccogliere quelle informazioni serve un numero minimo di risultati. Con dieci clic al giorno non capisci niente: le differenze che vedi sono rumore statistico, non segnale. Ti convinci che una cosa funziona quando è stato solo il caso, e poi costruisci tutto sopra quell’equivoco.

Nella pratica, per un’attività locale la soglia si aggira intorno ai quindici o venti euro al giorno per campagna, tenuta accesa almeno tre settimane. Sotto quel livello il sistema pubblicitario non riesce nemmeno a completare la fase di apprendimento, e continua a mostrare gli annunci alle persone sbagliate.

Meglio una campagna sola fatta bene che quattro campagne affamate che si contendono lo stesso budget. È l’errore più comune che troviamo quando prendiamo in mano un account gestito da qualcun altro.

Il costo vero non è quello che vedi nella fattura

Il budget pubblicitario è la parte più visibile, ma raramente è la più cara. Quello che decide il risultato è cosa succede prima e dopo il clic.

Prima: il contenuto. Un video girato male costa poco a produrre e tantissimo in pubblicità, perché ogni euro rende meno. Abbiamo campagne identiche, stesso pubblico e stesso budget, che hanno reso il triplo solo cambiando i primi tre secondi del video.

Dopo: la pagina di destinazione. Se mandi il traffico sulla home del sito e chi arriva deve cercare da solo quello che gli hai promesso nell’annuncio, hai pagato per farlo scappare. Ogni campagna vuole una pagina che continui il discorso da dove l’annuncio l’ha lasciato.

E poi c’è la risposta. Un ristorante che riceve venti messaggi e ne legge cinque ha sprecato tre quarti dell’investimento senza saperlo. La pubblicità porta persone alla porta: se dentro non c’è nessuno ad aprire, il problema non è la pubblicità.

Come dividiamo un budget mensile

La proporzione che usiamo quasi sempre è settanta, venti, dieci. Il settanta per cento va su quello che già funziona, e serve a portare risultati adesso. Il venti su varianti nuove dello stesso messaggio, per non restare fermi quando il pubblico si stanca. Il dieci su qualcosa di completamente diverso, che probabilmente fallirà ma ogni tanto apre una strada che non avevi previsto.

Quel dieci per cento è la parte che i clienti vogliono sempre tagliare per prima, ed è quella che negli anni ha prodotto i risultati migliori. Senza, dopo qualche mese ti ritrovi a ripetere la stessa cosa a un pubblico che l’ha già vista fino alla nausea.

La stanchezza del pubblico è reale e misurabile: quando la stessa persona vede il tuo annuncio più di quattro o cinque volte, il rendimento crolla e il costo sale. È il momento di cambiare creatività, non di alzare il budget.

Quando è il momento di fermarsi

Una campagna va spenta quando ha smesso di insegnarti qualcosa e non porta risultati. Non quando porta pochi risultati: quando ne porta pochi ma stabili, spesso significa che il problema sta altrove, nel prezzo o nell’offerta, e spegnere la pubblicità nasconde il sintomo senza curare la causa.

Il segnale peggiore non è il costo alto per contatto. È il silenzio: nessuno clicca, nessuno commenta, nessuno salva. Significa che il messaggio non tocca niente, e nessun budget può comprare rilevanza.

Le domande da fare a chi gestisce le tue campagne

Quanto costa portare un contatto e quanto ne vale uno per me. Quante persone diverse hanno visto gli annunci questo mese e quante volte a testa. Quale creatività sta reggendo meglio e da quanto tempo è in giro. Cosa stiamo provando adesso che non avevamo mai provato.

Se chi gestisce le tue campagne non sa rispondere a queste quattro domande senza aprire il computer, non le sta gestendo: le sta guardando.

Se hai un’attività a Padova o in provincia e vuoi capire se il budget che stai spendendo ha senso, scrivici: guardiamo insieme i numeri prima di proporti qualsiasi cosa.

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